Aretha Franklin

Aretha Franklin

“Figlia d’arte” è un termine sincero nel caso di Aretha Franklin, senza esagerazioni.
Nata il 25 marzo del 1942, a Memphis, Tennesse, la sua è una famiglia numerosa, sei figli.
Suo padre è stato uno dei più grandi predicatori gospel della storia americana e quando la signora Franklin abbandonò la famiglia, lasciando Aretha in verdissima età, fu la grande Mahalia Jackson a curarsi di lei e a coltivarne l’interesse per la musica.
Sviluppa una grande ammirazione per “Dinah Washington”, amica di famiglia, alla quale si ispirerà in seguito
“Rapita” alla chiesa appena diciottenne, Aretha faticò per anni nel mondo discografico nonostante la fiducia che in lei riponeva John Hammond sr., lo scopritore di Billie Holiday, Bob Dylan, di Bruce Springsteen. Si trasferisce a New York nel 1960, ed inizia ad esibirsi dentro dei jazz club. Poco dopo incide una serie di album, cinque in cinque anni, che però non lasciano il segno.
Fu un lungo purgatorio di canzoni e di arrangiamenti sbagliati che naufragarono l’artista nella desolazione; fino a che, nel 1966, Jerry Wexler la volle con se alla Atlantic e con un sapiente colpo di bacchetta magica la trasformò. Bastarono due canzoni nemmeno nuove (i never loved a man di Ronnie Shannon e respect di Otis Redding), per creare il mito di Lady Soul: una voce di velluto che graffiava, una musica altrettanto raffinata ma scorticante, una straordinaria capacità di suscitare emozioni, qualunque verso intonasse.
Timida e spaurita, Aretha fu per anni la regina della musica nera, svariando in direzione jazz, pop e folk pur di mantenere il proprio ruolo al vertice, ebbe la peggio solo quando arrivò la crisi del soul dei primi anni ’70.
Nelle varie vicende della sua vita privata e nei saliscendi discografici, un solo punto è sempre stato fermo: la chiesa, il gospel, a cui ancora di recente Aretha ha dedicato pagine toccanti. (one faith, one gospel, one baptism). “Ho sempre ‘sentito’ la stessa musica,” è la sua accorata confessione, “anche quando ero una star commerciale, avevo la fede con me”.
Ancora oggi la figura di ‘soul woman’ di Aretha Franklin rimane ineguagliata e le sue sporadiche apparizioni sono diventate una vera occasione di culto per tutti gli amanti del soul-blues.
Dopo oltre quarant’anni di carriera, Aretha Franklin è un simbolo per tutta la musica. Un’ interprete eccezionale, capace di rendere qualsiasi canzone un capolavoro di sonorità capace di coinvolgere. Ha cantato molte canzoni d’amore, proprio perchè ce l’ha dentro, ed è quello che l’ha sempre guidata nelle sue interpretazioni, si sentiva tutta la sua passione per la musica. Ha attinto a perecchi generi musicali, dal pop al jazz, dal blues al rock, dal gospel al country, riscontrando quasi sempre lo sgomento degli autori dei pezzi, per la magnificenza della sua interpretazione.