Eric Clapton

Eric Clapton

30 marzo 1945: nascita a Ripley (Surrey) di Eric Clapton. Egli sarà allevato molto presto dai suoi nonni, avendo sua madre abbandonato molto presto la casa per risposarsi. Frequenta le diverse scuole locali nelle quali si trova dopo non molto tempo ad essere emarginato: il suo fisico cagionevole gli impedisce di prendere parte alle attività sportive e quindi lo pone nel ghetto dei’non-sportivi’ e degli ‘zimbelli’.
Insieme a qualche emarginato nel 1958 scopre le prime registrazioni di Chuck Berry e Buddy Holly che saranno i primi ad influenzarlo.
Mentre sta intraprendendo gli studi all’Art School del Kingstone Art College, nel 1961 comincia ad apprendere i primi rudimenti della chitarra e questo soprattutto durante le ore di pranzo e di cena. Eric cerca di riprodurre le stesse sonorità dei grandi bluesmen. E’ così che Big Hill Broonzy, Muddy Waters, Robert Johnson, Skip James e Blind Boy Fuller divengono insieme a Berry e Holly i nuovi ispiratori di questo chitarrista dilettante.
Per guadagnare qualche soldo, Eric canta accompagnandosi con la chitarra nelle strade o nei pubs di Kingstone e di Richmond. La sera, egli raggiunge un gruppo che si esibisce in diversi clubs: the Roosters. Prima di lui avevano già fatto parte di questa formazione anche Brian Jones e Paul Jones. Il primo si era poi unito ai Rolling Stones e l’altro ai Manfred Mann. Il momento magico del R. & B. inglese cominciava a delinearsi.
Allorchè la moda del Merseybeat invade la Gran Bretagna, nel 1063, Eric Clapton diviene il chitarrista di un gruppo di Liverpool, Casey Jones & the Engineers, cosa che gli permette di emergere un po’ dall’anonimato.Egli resta però molto poco con Casey, per raggiungere un gruppo molto orientato verso il R. & B., gli Yardbirds: Chris Dreja (chitarra), Keith Relf(canto, armonica), PaulSamwell Smith (basso) e Jim McCarty (batteria), che avevano costituito precedentemente il metropolis Blues Quartet avevano da poco perso il loro chitarrista Anthony ‘Top’ Topham con il quale sotto il nome di Yardbirds erano stati incaricati da Giorgio Gomelsky dì rimpiazzare al Crawdaddy Club di Richmond i Rolling Stones. Clapton diviene dunque il ‘leadguitar’ degli Yardbirds che ottengono rapidamente un successo paragonabile a quello dei Rolling Stones, dinanzi al pubblico esigentissimo del Crawdaddy.
Il gruppo, insieme a Eric, registra in seguito una ‘session’ con il bluesman Sonny Boy Williamson. Essi registrano anche dei brani nuovi che verranno pubblicati soltanto due anni più tardi (“Sonny Boy Williamson and the Yardbirds”, Mercury MG 21071). In novembre all’ Olympic Studio di Londra registrano il loro primo ‘singolo’: “I wish you would”, e “A certain girl”.
Il 28 febbraio del ‘64 Gli Yardbirds ritrovano Sonny Boy Williamson in occasione del primo festival inglese di R. & B. che ha luogo al Town Hall di Birmingham (“Slow walk”, “Highway 69”, “My little cabin”, “Rock generation vol. 5”, Bmg 529 705). Gli Yardbirds passano regolarmente il venerdi sera al Marquee club di Londra davanti ad un sempre più folto numero di ascoltatori. In marzo esce il singolo “I wish you would” che non conoscerà quel grosso successo dato ormai per scontato. Venerdì 10 marzo, davanti a più di un migliaio di fans accalcati nell’infuocato Marquee, essi registrano il loro primo album.
Durante il 1964 gli Yardbirds sviluppano sulla scena un discorso che verrà definito dei “Rave Up”. Esso consiste in una considerevole estensione (per l’epoca) di sequenze strumentali inserite nei brani eseguiti. Questa nuova formula accrescerà di molto la fama di Eric Clapton. Nel frattempo il gruppo decide di registrare un nuovo 45 giri, questo però di più facile presa per il pubblico. Nasce così ” For your love ” che verrà inciso nel dicembre di quello stesso anno. Eric, diffidente e poco interessato per questo modo di procedere, partecipa alla registrazione, ma poco dopo abbandonerà il gruppo.
Nel febbraio del ‘65 avviene la ‘fuga’ di Clapton che va automaticamente da Jeff Beck. Ad aprile esce “For your love” che diventerà subito un grosso successo. Un album con lo stesso titolo viene pubblicato qualche tempo dopo. Clapton resterà poco tempo senza ‘impiego’: nelle prime settimane del ’65 si unisce a John Mayall e ai suoi Bluesbreakers dove prende il posto del chitarrista Roger Dean. Clapton si troverà molto più a suo agio con un Mayall rivolto musicalmente solo e soltanto al blues. Egli resterà circa un anno e mezzo con il bluesman bianco, migliorando la sua tecnica e la sua assimilazione del blues, accrescendo la sua reputazione ‘divina’, e tutto questo senza avere l’ossessione del successo o il complesso dei ‘Rolling Stones’ proprio degli Yardbirds.
Estate ’66Jack Bruce lascia i Manfred Mann (dopo aver suonato con la Graham Band Organisation ed essere apparso a fianco di John Mayall). Anche Ginger Baker abbandona la Graham Band Organisation, dove aveva dato vita ad un nuovo modo di suonare la batteria, di cui sarà più tardi, insieme a Keith Moon, l’illustratore più convincente. Tutto ciò conferma quelle voci che circolavano allora: la formazione dei Cream con un Eric Clapton sostituito da Peter Green in seno ai John Mayall’s Bluesbreakers.Si ha poi la comparsa quasi immediata sul mercato del primo singolo di questo nuovo gruppo che ha realizzato la formula del trio: “Wrapping paper/I feel free”. Un 45 che annuncia un nuovo stile di composizione e che ci fa conoscere ed apprezzare la voce di Bruce e questo blues impetuoso.
Nel 1967 avviene l’incontro con Felix Pappalardi (bassista produttore arrangiatore) che diviene il produttore effettivo del gruppo. La sua influenza sarà determinante. E’ anche l’incontro scoperta di Pete Brown, allora sconosciuto poeta inglese appassionato di letteratura ‘beat’ americana.
Eric Clapton nel frattempo, comincia a farsi strada lentamente nel mondo delle stars grazie alla sua ‘presenza’, alla sua facilità a lanciare delle mode, etc.
Tutto ciò dura fino a quella famosa estate del ’67 in cui tutto il mondo non fa altro che parlare ‘Flowers Childrens’, di questo movimento che è ormai morente a HaightAshbury.
E’ nel settembre del ’67 che avviene il primo passaggio dei Cream in Francia al Palazzo dello Sport di Parigi in occasione di un grande concerto di rock dove saranno presenti molti dei grandi nomi inglesi dell’ epoca. Comparsa soprattutto di “Disraeli gears” che metterà il gruppo in orbita.
E a Novembre dello stesso anno dopo un memorabile concerto al ‘Marquee’, il gruppo ritorna in America per la sua seconda tournèe che si rivelerà un vero e proprio trionfo “Abbiamo cominciato a improvvisare…”, ha detto Jack Bruce nel corso di un’intervista, “…a portare a venti minuti circa la durata di brani che di solito erano di tre o quattro. E’ così che abbiamo raggiunto la celebrità”. “Disraeli gears” diventa subito un grosso successo anche dal punto di vista delle vendite. I Cream si esibiscono continuamente davanti a folle di venti venticinquemila giovani. “Un simile successo di pubblico…”, ha detto Clapton, “…non poteva che condurci .a un ‘super lavoro’ e di conseguenza a provocare la morte del gruppo”.
A fine ’68 la catastrofe.
La separazione dei Cream appare inevitabile. Viene annunciato presto il loro ‘addio’ ( “Goodbye”).
Si comincia cosi a parlare con sempre maggiore insistenza dei Blind Faith con Steve Winwood, Ginger Baker e un giovane bassista sconosciuto fuoriuscito dai Family, Ric Grech. Ci sarà molto presto il famoso concerto di Hyde Park e il disco per preparare l’autunno pop.
Jack Bruce comincia a elaborare i brani che faranno parte di un suo LP ‘solo’ (“Song for a tailor”). E’ evidente che lo scioglimento dei Cream doveva provocare la pubblicazione di innumerevoli re gistrazioni inedite e di riedizioni (e gli esempi non mancano di certo). Bisogna però sottolineare che quasi tutti i brani proposti presentano un certo interesse.
1969: IL DOPO CREAM.
Dopo il magnifico “farewell Concert” dei Cream all’Albert Hall, Eric Clapton si ritira nella sua casa di campagna di Surrey oltre che per riposarsi anche per mettere a punto alcune cose. Egli non si rifà vivo che in marzo per unirsi a Ginger Baker e Stevie Winwood nei Blind Faith. Nello stesso periodo Mick Jagger
contatta Clapton proponendogli di entrare nei Rolling Stones. Ma (forse purtroppo per noi) i Blind Faith sono ormai un dato di fatto.
Il 7 giugno il gruppo fa la sua prima apparizione in pubblico durante il grande concerto gratuito al quale prendono parte anche Richie Havens e Donovan. “Well all right” di Buddy Holly, “Rambling on my mind” arrangiato in modo particolare da Clapton e “Under my thumb” degli ‘Stones’ sono alcuni dei brani da loro eseguiti. Il disco verrà registrato durante l’estate. Quasi contemporaneamente, Eric raggiunge il suo amico George Harrison per assicurare la sua presenza in “While my guitar gently weeps”, un pezzo incluso nel ‘whitealbum’.
Poi intraprende un tour anglo americano di breve durata con i B.F. dal quale emerge l’impossibilità di convivenza di musicisti con così diversi interessi musicali. E’ da questo momento che Clapton inizia la sua attività di session man. Egli si ritrova così con Jackie Lomax per “Is this what you want? “, poi con King Curtis per incidere “Get ready”. Alla fine dell’anno si unisce alla Plastic One Band con la quale partecipa al concerto di Toronto.
L’album “Peace live in Toronto”, registrato durante il concerto, ci mostra un Clapton leggemente oscurato ma che sa assicurare la sua presenza senza prendere troppe iniziative. Finalmente un buon session man! E’ allora che decide di restare negli Stati Uniti.
All’inizio del 1970, Clapton viene contattato da ‘Delaney and Bonnie’ che formano i nuovi ‘Friends’. Egli così si unisce ad una delle migliori orchestre rock mai esistite dove si trova ad essere affiancato da Dave Mason, Carl Radle, Jim Price, Bobby Keys, Leon Russel e Rita Coolidge. Con tutto questo ‘bel mondo’, Clapton intraprende la grande tournèe americana di ‘Delaney and Bonnie’ che si protrarrà per circa due mesi e nel corso della quale sverrà registrato “Delaney and Bonnie on tour”. Qui Clapton, ancor più che nelle precedenti incisioni americane, si rivela uno strumentista di background con un suono molto differente, più dolce ed anche più’americano’. Egli si confonde pienamente con l’identità di questa ‘big band superprofessionale’ che mira soprattutto a creare un sound il più ricco possibile. Il periodo trascorso insieme a Delaney and Bonnie avrà un’influenza determinante sul resto della sua carriera. Delaney Bramlett sarà la sua guida, non solo musicale, sarà il suo ‘guru’ e sarà lui che produrrà il primo disco ‘solo’ di Clapton, registrato in primavera a Los Angeles. Parallelamente al suo debutto come solista, Eric prosegue la sua attività di session man suonando per Geroge Harrison su “All thing must pass” e sul primo LP ‘solo’ di Steve Stills (nel celebre ‘Go back home”).
Durante l’ estate, allorchè il 33 riscuote un notevole successo, decide di formare un gruppo proprio. A questo scopo assume tre vecchi amici: Bob Whitlock, Carl Radle e Jim Gordon. Nascono i Derek and the Dominos. L’ 11 settembre si esibiscono per la prima volta dal vivo, al Marquee di Londra. Alcuni pezzi da ricordare: “Bad boy”, “Don’t know why” e un “Dedicated to a great friend of mine: Jimi”.
In ottobre il complesso si trasferisce a Miami per registrare. Duane Allman prende il posto di secondo chitarrista che era stato già offerto a Dave Mason. E tutta questa equipe si rinchiude nei ‘Criteria studios’. Da queste ‘sessions’ vedrà la luce “Layla”. Terminate le registrazioni di “Layla”, Derek and Dominos cominciano il 15 ottobre una vasta tournèe americana, sfortunatamente senza Duane Allman che è impegnato con gli ‘Allman Brothers Band’ .
Durante i pochi momenti di libertà che gli restano, Eric Clapton produce un LP di Buddy Guy and Junior Wells. La tournèe trionfale dei D. and the D. si protrae fino alla fine dell’anno.
Il 1971 comincia nello stesso modo come è finito il 1970; con una tournée. Derek and the Dominos continuano a tenere concerti durante tutto il principio dell’anno ed è proprio in occasione di uno spettacolo al Fillmore East di New York che viene realizzato il secondo album del gruppo, un disco che verrà immesso sul mercato soltanto nel ’73.Purtroppo questo vasto tour avrà quale triste conseguenza quella di mettere Clapton a contatto con l’eroina; è infatti di questo anno l’inizio del declino fisico, morale, economico e musicale di questo grande chitarrista. Il primo sintomo: lo scioglimento, verso la primavera, dei Derek and the Dominos. Egli riprende il suo cammino incerto di session man lavorando ora con John Lennon e Yoko Ono per “Fly”, ora con Dr. John per “The sun moon and herbs”. Minato sempre di più sia sotto il piano fisico che, e soprattutto, morale, decide di ritirarsi lontano da tutti, ritenendo di non aver più nulla da dire.Farà la sua ricomparsa solo il 1 agosto per aprtecipare al “Concert for Bangla Desh”: egli non ha mai saputo dire di no a George che considera il suo migliore amico e consigliere. Durante il concerto si esibisce in un grande ‘assolo’ in “While my guitar gently weeps”. Dopo questa ennesima esperienza ritorna nel suo ritiro di Surrey. In dicembre nuova apparizione sorpresa al concerto di Leon Russel (un altro dei suoi amici) al Rainbow. Nessuno riconoscerà quella sera quello ‘zombie’, quell’uomo magro e malato; dovranno mettere bene in vista il suo nome sui manifesti e suiie locandine affinchè ogni dubbio venga fugato. E’ la fine ?
Il 1972 sarà per Eric l’anno dell’eclissi totale. Egli si ritira sia nella sua casa di campagna, sia negli Stati Uniti per vivere il suo dramma il più possibile in disparte. Solo alla fine di questo anno si opera il lui una certa ripresa, quando Pete Towrshend lo scuote da questo intorpidimento portandolo via dal suo ritiro per organizzare un grande concerto che costituisca il suo ritorno definitivo sulla scena e che gli ridoni il gusto del rock & roll. Townshend chiama a rapporto tutti i suoi amici musicisti ed è così che il 13 gennaio 1973 Eric opera il suo ritorno al Rainbow Theatre nel quadro di ‘Fanfare for Europe’. Glyn Johns registra questo avvenimento. Il disco uscirà qualche mese più tardi. Clapton giudica questo spettacolo molto bene. Ed è comprensibile dal momento che si sente circondato di amici così importanti. E’ da questo momento che riprenderà le forze necessarie per riemergere.
Il 1973 è un nuovo anno di silenzio; sarà quello della guarigione se così si può chiamare. Clapton sente nuovamente il piacere di lavorare; partecipa alle “London Howlin’ Wolf Sessions”. I suoi soggiorni in California, in Florida e in Giamaica contribuiscono notevolmente a’rimetterlo a nuovo’. Il suo ritorno sembra ormai certo.
Sotto la spinta di Robert Stigwood nel ‘74, Eric comincia a formare un nuovo gruppo. A questo scopo prende i primi venuti, coloro che gli sembrano più interessanti, senza andare a cercare al di là di Miami. Finalmente si forma un piccolo gruppo con Carl Radle (ex Dominos, basso) Jamie Oldaker (batteria) e Dick Sims (organo), entrambi di Tulsa, George Terry (chitarra) conosciuto a Miami e Yvonne Elliman (la Maria Maddalena di “Jesus Christ Super Star”, canto).Poi, senza avere molte idee sul da farsi, incomincia a registrare ai Criteria Studios. Ciò che scaturirà da questo lavoro è quel piccolo gioiello: “461 Ocean Boulevard”. Clapton ritorna in seguito in Europa e, il 20 giugno, effettua il suo ritorno sulle scene col suo nuovo complesso a Copenaghen. Durante l’estate, senza sforzarsi, effettua una tournèe in America. Ciò che meraviglia di più, è senza dubbio questa sua nuova vitalità, il suo stile sorprendente alla chitarra, la sua voce maturata. Nella formazione regna un’atmosfera molto differente da quella forse troppo professionale, che egli ha conosciuto in precedenza. Clapton e gli altri musicisti si presentano sul palco molto distesi e non cessano di scambiarsi degli scherzi. Ci si diverte molto con Clapton; questo è un fatto mai accaduto prima d’ora che è bene sottolineare.
Durante quest’ultimo periodo dell’anno egli è impegnato a far conoscere al pubblico europeo il suo nuovo volto. Inoltre sarà presente nel nuovo film di Ken Russel (il regista de ‘I diavoli’) dove oltre a suonare la chitarra canta “The hawker”). Clapton sembra aver ritrovato tutte le sue capacità. Di nuovo egli riesce ad incantarci ma facendo ricorso ad una semplicità che non aveva mai posseduto. “The god” sembra oramai appartenere al passato.