La storia del blues

La storia del blues

 

La musica blues è la vera star di tutti i tempi. Tutti, dai musicisti hard rock a quelli country, ai cantanti di teatro, sono passati per il blues affermando di aver suonato questo tipo di musica.
Per capire che cos’è il blues bisogna prima capire che cosa non è, e, nel farlo, bisogna sbarazzarsi di alcune idee preconcette. Negli anni il blues è stato dipinto come una lenta e triste musica ricca di desolate immagini di disperazione personale più che una musica, un lamento. Naturalmente, è tutto falso. Il blues è un mezzo di espressione, una sorta di rivelazione musicale.Per riconoscere questa meraviglia di suono che è il blues bisogna concentrarsi su alcuni dei suoi elementi chiave. Uno dei principali è il beat (tempo, nel particolare significato di attitudine ritmica). Anche nelle varianti acustiche (opposte a quelle elettronicamente amplificate) del blues è possibile notare un ritmo accentuato. Il blues è sempre stato una sorta di danza, sia che il tempo fosse quello di uno strascicato boogie o quello di uno stridulo blues lento. Il secondo ingrediente chiave del blues è il canto. Fortemente radicato nella tradizione dei gospel, il canto blues è colmo di emozioni ed espressioni. Non è facile dire come dovrebbe essere utilizzata la voce nel blues. Il canto blues può essere dolce come quello di Bobby “Blue” Bland o cattivo e minaccioso come quello di Howlin’ Wolf. Il canto blues non ha nulla a che fare con tonalità rotonde e vellutate e con note perfettamente centrate, ma piuttosto con la proiezione di emozioni genuine (dalla tristezza alla gioia e tutti gli stati d’animo che stanno nel mezzo) direttamente in musica. Un altro elemento del blues è la strumentazione. Nel Blues non troverete violoncelli oboe e timpani, ma chitarre, batterie, un’armonica e forse, se siete in Louisiana, una o due assi per lavare.

 

“Il blues è l’anima della musica, la fonte alla quale si torna sempre ad abbeverarsi, motore e linfa vitale di ogni ispirazione”