The Blues Brothers

The Blues Brothers

 

Sono diventati famosi soprattutto grazie all’interpretazione cinematografica di John Belushi e di Dan Akroyd.
Look total black, fatta eccezione per camicia e calzini, gli uomini in nero, quelli veri, son tornati… Parliamo dei Blues Brothers che dopo diciotto anni ritornano sul grande schermo per una nuova avventura in musica, Blues Brothers – Il Mito Continua, diretti anche questa volta dall’amico John Landis (Animal House, Un Lupo Mannaro Americano A Londra, Una Poltrona Per Due). Da allora molte cose sono cambiate: John Belushi, alias Jake, è morto, la Band, almeno nella finzione, si è sciolta e il blues è stato accantonato dai giovani a favore del rap e della musica techno. Questo è quanto scopre Elwood (Dan Aykroyd) uscendo dal penitenziario nel quale è rimasto per diciotto lunghi anni. Alla ricerca di una nuova ragione di vita, l’uomo si reca per un consiglio dalla sua ex insegnante, Suor Maria Stimmata (l’indimenticabile Kathleen Freeman), che, dopo avergli raccomandato di tenersi lontano dai guai, lo invita a lasciarsi indicare il cammino dal Signore. Riuscirà il superstite “fratello blues” a riprendere la retta via? Pare proprio di no.
Infatti, nonostante la suora per responsabilizzarlo gli abbia affidato un ragazzino di dieci anni, il vivace Buster (J. Evan Bonifant), la prima cosa che Elwood fa è quella di recarsi col piccolo in un locale di spogliarelli. Qui Elwood incontra un barista appassionato di blues, Mac Mc Teer (John Goodman), e capisce, tornando con questi a calcare il palcoscenico, che la sua missione è quella di rimettere insieme la vecchia band. Così Elwood, il piccolo Buster e il barista, ribattezzato per la sua mole Macigno Mac, iniziano il loro viaggio alla ricerca dei componenti della band. A bordo di una vecchia Ford della polizia, i tre si spostano da una concessionaria auto ad una società di pompe funebri, raccattando ora uno ora l’altro membro della band.
La ricerca è infarcita di esilaranti numeri musicali (irresistibili quello di Aretha Franklin che intona una nuova versione di “Respect” con le Ridgeway Sisters in un trionfo di tailleurs chanel e quello di canto e ballo eseguito da uno stuolo di casalinghe che, con tanto di bigodini e ferri da calza, fanno le telefoniste part-time presso una linea erotica), decisamente troppi per i nostri gusti: man mano che il film procede finiscono infatti col fagocitare la già labile trama, rendendo Blues Brothers – Il Mito Continua piuttosto lento e tedioso. Nemmeno le gag, le invenzioni e l’impiego di suggestivi effetti speciali riescono a risollevare il tono del film che, pur avvalendosi di ottime performance canore e della presenza di star della “black music” di ieri e di oggi, non riesce a ricreare l’emozione del primo film. Forse manca l’effetto sorpresa, forse tutto è troppo studiato a tavolino o forse sono semplicemente cambiati i tempi e le aspettative, fatto sta che Blues Brothers – Il Mito Continua non ingrana se non quando si chiudono gli occhi e ci si limita ad ascoltare.